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domenica 15 febbraio 2009
pH3
Mi alzo alle nove per lavorare sodo,
casa vuota, di dir due parole non ho modo.
Intervisto un tecnico dalla voce simpatica,
la mano scrive, la seconda domanda pare automatica.
Bevo il caffè e mangio un dolcetto abbandonato;
È un giorno qualunque, ma qualcuno ha festeggiato.
Esco di casa, il sole è sempre lo stesso,
chiudo il cappotto, incontro il vicino dall'aria da fesso.
Oggi il Corriere in edicola non costa di meno,
ma il tabaccaio, devo dirlo, ha una faccia da scemo.
Al solito inciampo e mi cade la borsa,
chi la raccoglie ha l'affanno: Avrà fatto una corsa?
Attraverso, un'auto inchioda, le ruote fanno scintille
alla donna al volante grido: Sei un'imbecille!
Guardo il cielo, il vento ha portato una giornata tersa
ma la ragazza sulla panchina mi sembra un po' persa.
Cammino e del giornale leggo la vignetta
poi alzo la testa: una russa fischietta.
Mi chiedo cosa sia successo a 'sti ignoti
I trentini paion tutti un po' idioti.
Vedo vetrine rosse, pizzi e cuori di cioccolato.
Lucchetti ai lampioni, oggi ognuno vuol essere amato.
Penso alla data, dalla gola sale un grugnito
di colpo capisco cosa mi è sfuggito.
Quattordici febbraio, San Valentino,
è la festa di ogni cretino
che crede di essere amato
ma poi rimane fregato.
Pubblicato alle 0:58
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martedì 3 febbraio 2009
Home sweet home
Un portico; mortadella in frigo, frigo che ghiaccia e ronza. Caldaia bollente, freddo in casa. Tavolo instabile: mobile mobile. Crepe nel muro, spero di non crepare sotto le macerie. Pavimento di ciottolato, cioccolato dentro al letto. Polvere sotto il pallets, Che pallets l'affitto! Via Santo Stefano 128, Bologna. La mia casa cadeva a pezzi, ma la mia vita stava in piedi. Intonaco nel piatto, lampadario in testa, umore alle stelle. Non importava se dopo la doccia la sabbia sporcava i piedi, chissenefregava se il bagno si arieggiava sulla cucina. La lavatrice si mangiava i calzini e mancava la messa a terra? Pazienza. Era casa mia e io ero sua.
Un giorno tutto è cambiato. Fuori non pioveva, dentro me sì. Niente più biberon di grappa e computer tra le mutande. La sera niente radio ed esami, le stanze vuote delle tagliatelle alle risate. Addio ai gatti del vicino e alla sua bimba, Sophie. Niente più internet a singhiozzo, non devo fare da antenna per vedere un tiggì. Separazione forzata. Non te la prendere, ma c'è un'altra (famiglia) che aspetta.
Via Palermo 12, Trento. Il quarto piano mi ha vista bambina: sarebbe incesto, non passione. Perciò: via San Marco, via Muredei, via Einaudi. Largo Carducci, via Volta, via Mazzini. Piazza Garzetti, via Cavour, via San Martino. Trento, centralissimo, a Ravina. Dietro il Duomo, a Sopramonte. Trento sud, affarone seicento euro e spese. Cerco casa, non un appartamento. Poi legno e odor di cera. Soppalco, sole e montagne. Termosifone caldo, tavolo ribaltabile, mobile mobile. Giroscale a pezzi, l'armadio il pezzo forte. Vedo il computer sul balcone, lo speck in frigo. Lavatrice nuova, deflusso del water perfetto. Ma, soprattutto, un portico. Via Suffragio 112, Trento. D'un tratto capisco, gli spazi hanno un cuore, le case sono amori. Se finiscono, si deve soffrire e poi guarire. A luglio un trasloco ha rapito un pezzo di me. Ora un altro pagherà il riscatto: sono pronta a un nuovo lieto fine.
Pubblicato alle 3:24
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